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Estratto da Alia Loja, di Salvatore Tommasi.

L’amore mio

Al mio amore qualcosa che somigli
vado cercando. Non però le cose
di cui son pieni i versi:
il sole, le stelle, il fuoco…
Cose piccole, povere, da poco,
come me, selvatiche magari.

‘Forse l’origano?’ mi dico.
Profuma quello, e non lo mostra;
solo quando lo prendi e tra le dita
lo schiacci; e il profumo rimane, non si perde,
neppure dopo tanto, che è già secco.

Anche alla ghianda mi sembra che somigli
l’amore mio: come un capezzolo
dalla cupola esce dritto e duro,
e morbida ha la pelle, da bambino,
bella a toccarla;
ma, se la schiacci, il suo sapore è amaro.

E a quella pianta mi sembra che somigli,
– si chiama smìlace – più che alle altre cose:
fiorellini bianchi essa ha d’estate
e sorridenti,
come ridenti labbra di un bambino,
e graziose ha le foglie, ritagliate a cuore.
Ed alla quercia se ne sta aggrappata,
e lì resta sempre:
se cerchi di staccarla,
essa è pronta a graffiarti con le unghie,
e mostrarti, come punte di lesina, le spine.

Sicché, talvolta, se questo vedo in giro:
‘Così mi sembri, amore’ dico tra me,
‘e così pure è l’amore che ho per te’.